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PREVISIONI FEDERCHIMICA:CRESCITA IN FRENATA NEL 2018

PREVISIONI FEDERCHIMICA:CRESCITA IN FRENATA NEL 2018 - Market Road

"La lunga fase di incertezza politica sta certamente condizionando il Paese, e noi ne risentiamo in modo amplificato. Dopo l'estate sarà possibile capire se si andrà incontro a ulteriori problemi." così Paolo Lamberti, Presidente di Federchimica, commenta la nota congiunturale semestrale di cui riportiamo una sintesi.

Dopo un 2017 di crescita robusta e generalizzata, nella prima parte dell’anno la produzione chimica in Italia ha dovuto far fronte ad un significativo rallentamento della domanda che ha caratterizzato il comparto anche a livello europeo.
Il settore risente in modo amplificato del clima di incertezza, che induce i clienti a maggiore cautela negli acquisti di materie prime chimiche. Parte del rallentamento è determinato anche dal fatto che importanti settori clienti stiano gradualmente esaurendo la loro spinta (è il caso dell’auto) o non vedano ancora una decisa inversione ciclica (costruzioni).

A condizione che non si aggravi ulteriormente l’incertezza del quadro politico, nazionale e internazionale, si può prevedere una crescita della produzione chimica in Italia pari all’1,5% nel 2018.
Sono, tuttavia, numerosi i fattori di rischio che potrebbero condizionare l’andamento settoriale in senso peggiorativo nel 2018 e, soprattutto, nel 2019: turbolenze connesse all'inversione della politica monetaria europea, evoluzione del tasso di cambio e delle quotazioni petrolifere, protezionismo, tensioni geo-politiche.

In un contesto di forte rialzo delle quotazioni petrolifere e di vincoli all’offerta della chimica di base europea – conseguenti agli effetti della crisi e ai divari di competitività nel costo dell’energia – le materie prime delle diverse filiere chimiche registrano rincari rispetto ai livelli già elevati dello scorso anno e rimangono esposti a possibili tensioni in caso di force majeur.

Sempre più indicatori collocano la chimica tra i settori italiani a più elevata competitività. Figura, infatti, tra i primi tre settori della classifica dell’Istat basata sull’Indicatore Sintetico di Competitività  (ISCO) che coglie i fattori strutturali della competitività (internazionalizzazione, innovazione, produttività e profittabilità).

A fronte di un andamento stagnante a livello nazionale, l’industria chimica ha saputo innalzare la sua produttività del 14% dal 2007 (misurata come valore aggiunto per ora lavorata) raggiungendo livelli superiori alla media italiana di quasi il 60%.
 
Questi risultati sono per molti versi straordinari in quanto testimoniano il forte impegno delle imprese con  risultati visibili sulla competitività nonostante un contesto esterno penalizzante. In particolare diventa sempre più rilevante l’approccio del legislatore e della Pubblica Amministrazione al tema della sostenibilità.
Un sistema, a livello europeo e italiano, non sufficientemente consapevole della necessità di uno sviluppo equilibrato tra tutti i “pilastri” della sostenibilità finisce per determinare risultati peggiorativi. Infatti
la perdita di competitività comporta minore crescita, minore occupazione e retribuzioni inferiori, minore benessere e, in ultima battuta, anche minori risorse per la protezione dell’ambiente.

AUTOPROMOTEC 2019:IL PIANO STRATEGICO PER LA PROMOZIONE INTERNAZIONALE

AUTOPROMOTEC 2019:IL PIANO STRATEGICO PER LA PROMOZIONE INTERNAZIONALE - Market Road

Autopromotec, la biennale internazionale delle attrezzature e dell’aftermarket automobilistico, presenta gli elementi chiave del piano di promozione strategico verso l’edizione 2019 della manifestazione, in calendario dal 22 al 26 maggio del prossimo anno presso il quartiere fieristico di Bologna. La rassegna, da oltre 50 anni importante appuntamento per il mercato del post-vendita automotive, ha seguito un percorso di sviluppo continuo, testimoniato dai numeri record dell’ultima edizione, quella del 2017, che ha ospitato 1.599 espositori (più 58 marchi rappresentati) e 113.616 presenze totali di operatori professionali nell’arco dei 5 giorni della manifestazione. È soprattutto l’aspetto legato all’internazionalizzazione che ha fatto segnare i progressi più rilevanti nella passata edizione, con un +14% di operatori professionali internazionali, a quota 23.807, provenienti da tutto il mondo.
A supporto del piano d’azione di Autopromotec, è confermato il supporto di ICE (Istituto per il Commercio Estero) nell’ambito del “Piano Straordinario per il Made in Italy – Potenziamento dei grandi eventi fieristici nazionali 2016-2018”, il progetto promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico. Attraverso il fondo, in questi mesi che precedono la 28^ edizione di Autopromotec, saranno coordinate missioni internazionali da numerose nazioni, volte a favorire la presenza di buyer e stakeholder istituzionali provenienti da paesi rilevanti per il settore del post-vendita automotive. Nei prossimi mesi, saranno diffusi ulteriori dettagli riguardo i paesi coinvolti.

La società Promotec annuncia inoltre il nuovo accordo con la Regione Emilia-Romagna per la “Promozione Internazionale di Autopromotec 2019 e della filiera regionale dell’aftermarket automobilistico e della mobilità”, che si concretizzerà in una serie di attività finalizzate alla promozione internazionale della Fiera e di tutta la filiera dell’aftermarket automotive.
Tra le prossime iniziative previste nell’ambito della promozione internazionale di Autopromotec, spiccano quelle finalizzate all’organizzazione di gruppi di buyer in visita alla prossima edizione della rassegna, che avranno come protagonisti i seguenti mercati: Germania, Vietnam, Thailandia, Iran, Israele, Sudafrica, Russia e alcuni paesi del Sud America (Colombia, Cile, Perù, Bolivia e Argentina).
Sempre con l’obiettivo di stimolare la promozione internazionale, nei mesi scorsi sono stati organizzati progetti dedicati in Russia e Sud America, in particolare in Argentina e Colombia, con il fine di creare delle aree collettive in occasione di Autopromotec 2019. Un road-show in Turchia, Paese particolarmente strategico, intende inoltre stimolare la presenza di espositori e buyer attraverso l’incontro con associazioni automotive, enti di internazionalizzazione, enti governativi e istituzionali.
Infine, con il progetto “Autopromotec Follow Me - Progetti Internazionali”, Autopromotec ha coordinato una delegazione di aziende della filiera automotive italiana, che esporranno in un’area collettiva di 200mq in occasione della prossima edizione di Sema Show, a Las Vegas (30 Ottobre – 2 Novembre). Le iniziative di Autopromotec, quindi, accrescono anche le opportunità di relazioni esterne con le reti di stakeholder locali presso le manifestazioni fieristiche settoriali, potenziando le relazioni commerciali e promozionali, il tutto supportato da una comunicazione coordinata a livello internazionale. Tutti i progetti, anche quelli attualmente in fase di lancio, saranno consultabili sul sito web dedicato www.autopromotec.com/followme.
“Le missioni internazionali sono il cuore del piano strategico per la promozione di Autopromotec e dell’edizione 2019”, ha commentato Renzo Servadei, Amministratore Delegato di Autopromotec. “Con il supporto di ICE e della Regione Emilia-Romagna, siamo impegnati in progetti fondamentali di promozione internazionale, tramite i quali intendiamo stringere sempre più accordi con gli attori del post-vendita automotive nei diversi Paesi a livello globale”, ha concluso Servadei.

BOSCH ENTRA NEL BUSINESS DEL CAR SHARING CON I FURGONI ELETTRICI

BOSCH ENTRA NEL BUSINESS DEL CAR SHARING CON I FURGONI ELETTRICI - Market Road

Solo in Germania già quasi due milioni di persone utilizzano app per noleggiare rapidamente un'automobile. In questo mercato in crescita Bosch lancia un nuovo servizio di sharing per i furgoni elettrici. In collaborazione con toom, parte del gruppo tedesco Rewe operante nella grande distribuzione, l'azienda metterà a disposizione il servizio presso i negozi per il fai-da-te, laddove è maggiore la domanda di mezzi che possano trasportare articoli voluminosi e pesanti. "Bosch vuole crescere con i servizi digitali per la mobilità urbana. Quello relativo allo sharing di furgoni elettrici ha un enorme potenziale di crescita" ha dichiarato Rainer Kallenbach, presidente della divisione Connected Mobility Solutions di Bosch. Con più di 330 punti vendita, toom è uno dei più importanti canali nel settore del fai-da-te per il restyling della casa. A partire da dicembre 2018, i clienti di alcuni negozi selezionati potranno prenotare direttamente un furgone elettrico sul posto con pochi clic e portare comodamente a casa parquet e mattonelle, piante da terrazzo e latte di vernice. "In quanto azienda impegnata verso la sostenibilità siamo desiderosi di migliorare costantemente il nostro contributo per la salvaguardia dell'ambiente. Per questo siamo lieti di poter offrire ai nostri clienti un sistema ecologico per portare a casa i loro acquisti" ha dichiarato Wolfgang Vogt, Managing Director di toom. Bosch è già molto impegnata nel settore dei servizi di sharing, come ha dimostrato con Coup, il servizio di noleggio di scooter elettrici. A partire dal suo esordio, nel 2016, Coup è cresciuto costantemente e oggi la flotta conta 3500 e-scooter tra Berlino, Parigi e Madrid.

In Germania un'automobile condivisa su dieci ha un motore elettrico. Per i progetti Coup e il servizio di van sharing, Bosch ha scelto esclusivamente veicoli ad alimentazione elettrica. "L’utilizzo di mezzi 100% elettrici è la soluzione ideale per la mobilità urbana, sia per le consegne nel centro cittadino sia per gli spostamenti individuali nelle grandi città" ha proseguito Kallenbach. Il servizio di van sharing sarà disponibile inizialmente in Germania nei negozi di Berlino, Francoforte, Lipsia, Troisdorf e Friburgo. Qui sono già state predisposte stazioni di carica per i furgoni elettrici di StreetScooter. Bosch fornisce i componenti dei sistemi di propulsione per questi veicoli. Se il nuovo servizio di sharing risulterà vincente, Bosch prevede di ampliarlo anche ad altri partner, come negozi di arredamento, supermercati o megastore di elettronica.
Addio stress da shopping
Già da tempo il car sharing non è più un mercato di nicchia, come dimostra la rapida crescita del settore: entro il 2025 le prospettive del mercato indicano ben 36 milioni di utenti nel mondo (fonte: Frost & Sullivan). Sempre più utenti, specialmente nelle grandi città, utilizzano servizi basati su app per prenotare un veicolo a qualsiasi ora del giorno e della notte, salire a bordo e partire.

NOVITA' NEI CONSIGLI D'AMMINISTRAZIONE DI IAS E GROUPAUTO ITALIA

NOVITA' NEI CONSIGLI D'AMMINISTRAZIONE DI IAS E GROUPAUTO ITALIA - Market Road

Le Assemblee dei Soci Groupauto e IAS tenutesi a Milano Giovedì 20 settembre hanno rinnovato i CDA delle rispettive organizzazioni.
Il CDA Groupauto passa da 6 a 7 consiglieri con l’ingresso di Adam Aiyoub della società ADR di Roma. Il CDA IAS vede, invece, l’ingresso di Karin Rivella della società D.R. di Torino, Arturo Sanfelici della società Sabaricambi di Reggio Emilia e Adam Aiyoub per un totale di 6 consiglieri. Nella stessa occasione è anche stato nominato il nuovo presidente nella persona di Luigi di Maggio della società Sire di Padova.
Le nuove nomine hanno rinforzato le due organizzazioni che hanno subito iniziato a lavorare agli sviluppi futuri del gruppo.
Il Consiglio d’Amministrazione di Groupauto Italia è così composto: Riccardo Califano (Presidente), Domenico De Vivo, della Società Aldo Romeo di Napoli, Luigi Di Maggio della Società Sire di Padova, Karin Rivella della Società DR di Torino, Arturo Sanfelici della Società Sabaricambi di Reggio Emilia, Adam Aiyoub della società ADR di Roma, e Ruggero Semola.
Il Consiglio d’Amministrazione di IAS è così composto: Luigi Di Maggio (Presidente), Riccardo Califano, Domenico De Vivo, Karin Rivella, Arturo Sanfelici e Adam Aiyoub.

NEL 2017 VENDUTE NEL MONDO 1,2 MILIONI DI AUTO ELETTRICHE (+57%)

NEL 2017 VENDUTE NEL MONDO 1,2 MILIONI DI AUTO ELETTRICHE (+57%) - Market Road

Energy &Dtrategy Group - School Of Management del Politecnico di Milano ha presentato l'E-Mobility Report 2018.

Nel 2017, a livello globale, sono state vendute quasi 1,2 milioni di auto elettriche, con una crescita del 57% rispetto al 2016 (erano circa 750mila) e più del doppio delle 537mila vetture elettriche del 2015. Un trend positivo che, secondo le previsioni, dovrebbe continuare anche nel 2018, con quasi due milioni di nuovi veicoli elettrici attesi sul mercato.In Italia si registra la stessa dinamica di crescita, ma i numeri sono ancora piuttosto esigui, se paragonati ai valori del mercato europeo e globale. Nel 2017, infatti, sono state vendute 4.827 auto elettriche (erano 2.560 l’anno precedente), appena lo 0,24% del totale dei veicoli italiani (0,1% nel 2016), fra cui 1.964 full-electric (BEV, +40% rispetto al 2016) e 2.863 auto “plug in” (i veicoli con la possibilità di ricarica associata ad un motore tradizionale), che sono aumentate del 150% e che per la prima volta hanno superato le BEV. Numeri ben lontani da Norvegia e Germania, che con 62.000 e 55.000 immatricolazioni sono i primi mercati in Europa. Ma i risultati dei primi mesi del 2018 testimoniano un crescente fermento del settore anche in Italia: nel primo semestre sono state immatricolate 4.129 auto elettriche, quasi come nei dodici mesi precedenti, con un aumento dell’89%. Una crescita che ha coinvolto anche le infrastrutture di ricarica, che a fine 2017 comprendevano circa 2.750 punti di ricarica pubblici (+750 sul 2016), di cui il 16% (443) high power, e circa 1.300 colonnine, anche se la distribuzione geografica appare ancora sbilanciata, con differenze evidenti fra le aree del Paese.Sono alcuni dei risultati dell’E-Mobility Report 2018 presentato oggi dall’Energy&Strategy Group della School of Management del Politecnico di Milano durante il convegno “L’Italia alla sfida della mobilità elettrica”, che ha aperto i lavori di THAT’S MOBILITY, il nuovo evento dedicato alla mobilità elettrica in corso fino a domani al MICO, Centro Congressi di Fiera Milano. “Nell’ultimo anno il settore ha registrato una crescita significativa sia dal punto di vista dei volumi di vendite sia da quello infrastrutturale – afferma Vittorio Chiesa, Direttore dell’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano -. Certo, come numeri assoluti siamo ancora lontani dai paesi più avanzati a livello europeo e globale e le difficoltà da superare sono molte, come il costo ancora elevato dell’auto elettrica e una infrastruttura di ricarica che gli stessi utilizzatori considerano insufficiente e non ancora adatta ad abilitare un utilizzo smart dell’auto elettrica. Ma nel complesso la ricerca evidenzia come la mobilità elettrica stia diventando anche in Italia una componente fondamentale del nostro modo di vedere i trasporti del futuro”.

I numeri della mobilità elettrica - A livello globale è la Cina il mercato più importante, con circa 580mila auto vendute e una crescita del 72% rispetto all’anno precedente, seguita dall’Europa (290mila, +39%) e dagli Stati Uniti (200mila, +27%). Il Giappone si colloca in quarta posizione, ma con i suoi 56.000 veicoli venduti e una crescita del 155% si afferma come il mercato più dinamico.Il primo mercato europeo, invece, è la Norvegia, con 62.000 veicoli venduti (terzo Paese per immatricolazioni dopo Cina e Stati Uniti) che rappresentano ben il 39% del mercato interno. Segue la Germania con quasi 55.000 immatricolazioni, più del doppio del 2016 (+117%), che sorpassa sia la Gran Bretagna, a quota 47.000 (+27%), sia la Francia (37.000, +26%). Questi primi quattro Paesi rappresentano da soli il 70% del totale in Europa.

In Italia sono quasi 13.000 le auto elettriche in circolazione, di cui 4.827 vendute nel 2017, lo 0,24% del totale. Il mercato italiano è ancora indietro rispetto ai principali partner europei: lo scorso anno ha pesato per meno del 2% nel mercato europeo dei veicoli elettrici, a fronte del 13% del totale delle immatricolazioni.

Gli incentivi - Una delle ragioni che possono spiegare il diverso andamento delle vendite delle auto elettriche è la mancanza di meccanismi di incentivazione. In Italia, dopo la fine degli incentivi statali diretti per l’acquisto di veicoli elettrici, le uniche misure di sostegno rimaste sono decise a livello locale e di solito prevedono una riduzione dei costi di circolazione dei veicoli, come sconti sul bollo e accessi e parcheggi gratuiti in zone a pagamento. “Un mercato retto solo da una politica di incentivi non è sostenibile – ammette Vittorio Chiesa -, tuttavia una nuova tecnologia difficilmente è competitiva con quelle esistenti nelle fasi iniziali. Pertanto gli incentivi, se ben dimensionati, possono essere un utile strumento di accompagnamento”.Non è un caso che i Paesi europei più rilevanti in termini di immatricolazioni di veicoli elettrici siano accomunati dall’adozione di incentivi, diretti sia all’acquisto sia all’uso e alla circolazione. In Norvegia, ad esempio, sono previsti incentivi diretti (-25% dell’IVA al momento del’acquisto) e indiretti (accesso gratuito o a prezzo agevolato a parcheggi, traghetti etc) e viene applicato un sistema di imposte che penalizza i veicoli più inquinanti. La Germania (secondo paese in Europa per auto elettriche vendute) propone un incentivo diretto all’acquisto pari a 4mila euro per un BEV e 3mila per un PHEV, come la Francia (6mila per entrambi, più un’ulteriore somma se sostituiscono un vecchio veicolo diesel) e il Regno Unito (il 35% del prezzo).L’infrastruttura di ricarica - In Italia si possono stimare a fine 2017 circa 2.750 punti di ricarica pubblici a norma (+750 sul 2016), dei quali il 16% (443) high power, distribuiti in circa 1.300 colonnine. Nonostante la crescita registrata nell’ultimo anno, l’attuale infrastruttura di ricarica non è diffusa in modo omogeneo sul territorio italiano, con un divario evidente fra il Sud e le altre aree del Paese e con differenze notevoli anche fra regione e regione. Una caratteristica che risulta ancora più significativa se si considera l’infrastruttura di ricarica in DC (corrente continua), che oggi rappresenta circa il 10% dei punti di ricarica complessivi, localizzati per quasi due terzi al Nord (63%), poco più di un quarto al Centro (28%) e meno di un decimo al Sud e Isole (9%).

La maggior parte delle installazioni è localizzata nei contesti urbani (50%) e nei punti di interesse (45%), mentre fuori dalle città ce ne sono ancora poche (5%), anche se la minore diffusione è compensata dalla maggiore velocità di ricarica. Il divario con i principali Paesi europei, già registrato a proposito delle immatricolazioni, è marcato anche dal punto di vista infrastrutturale: se consideriamo i punti di ricarica high power la percentuale sul totale dei punti di ricarica è in linea con la media dei paesi più avanzati, ma su numeri assoluti molto inferiori.